Fantacalcio nostalgia, i migliori giocatori che hanno fatto la storia della Serie A

16 Febbraio 2021 - Francesco Fragapane

Uno sguardo nostalgico al passato con una formazione ricca di tutti i fenomeni che hanno reso grande il gioco in serie A

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Nostalgia canaglia. Per chi si cimenta ora con il fantacalcio, i nomi altisonanti si sprecano. Da Cristiano Ronaldo a Lukaku, da Theo Hernandez a Gosens. Chi però ha vissuto il fantacalcio negli anni ’90 e 2000 sa che si parla di un gioco diverso. Senza internet, con poche statistiche. Si aspettavano i voti il martedì, si spulciavano le liste continuamente, alla ricerca del colpo ad effetto. Si studiava il calciomercato ancor più spasmodicamente, alla ricerca del nuovo craque che avrebbe portato piogge di +3. Ma, soprattutto, si dava molto più peso ai “bomber di provincia”. E allora, apriamo il cassetto dei ricordi verso un fantacalcio che sembra lontano anni luce rispetto a quelli trascorsi, con una doverosa premessa. Compilare una Top 11 del fantacalcio nostalgico è un esercizio di stile che esclude necessariamente numerosi protagonisti che pur meriterebbero un degno palcoscenico. Il romanticismo ci dice Pirlo e Del Piero, l’Oriente richiama Nakamura, la provincia spinge per i suoi portacolori storici come Hubner, Cacia e Di Vaio. Senza dimenticare centrocampisti dal +3 facile come Mauri e Fiore, esperti dell’assist come Aimo Diana e Serginho, difensori rocciosi come Nesta, Stam, Thuram. Ce ne sono e ce ne sarebbero tanti. Spazio allora ai ricordi e a qualche lacrima per un fantacalcio d’annata che ha regalato tante soddisfazioni.

Buffon

Gigi Buffon è da oltre 25 anni il portiere per antonomasia. Il numero uno cresciuto al Parma, esploso alla Juventus e consacratosi in Nazionale ha praticamente vinto tutto e insegue ancora oggi il sogno di conquistare la Champions League a 43 anni. Un autentico fuoriclasse fra i pali e una certezza per i fantallenatori con medie da urlo, parate inimmaginabili e numerosi clean sheet stagione dopo stagione. Il record di partite giocate in campionato e il record di imbattibilità (974 minuti senza subire gol) soffiato a Sebastiano Rossi sono solo due dei tanti primati nel suo personalissimo palmares.

Mihajlovic

Dotato di un sinistro leggendario, Sinisa Mihajlovic è stato uno dei più grandi difensori stranieri del nostro campionato. Arriva in Italia nel 1992 dalla Stella Rossa, ma le prime stagioni alla Roma lasciano solo intravedere le doti balistiche del centrale serbo. La svolta arriva due anni più tardi col passaggio alla Sampdoria di Mantovani: con la maglia blucerchiata colleziona 110 presenze e 12 gol in 4 stagioni. Nel 1998 torna a Roma sponda Lazio con Sven Goran Eriksson in panchina. Le prime due stagioni in biancoceleste lo consacrano: 8 gol nel 1998-99 con tanto di tripletta su calcio di punizione alla sua Samp e 6 gol nel campionato 1999-00 concluso con la conquista dello Scudetto e della Coppa Italia. Chiude la carriera all’Inter dove diventerà il vice di Roberto Mancini.

Materazzi

“Tutti pazzi per Materazzi” è il coro che meglio di ogni altra definizione descrive la carriera di Marco Materazzi. Esordi in provincia nel Marsala e nel Trapani, poi il debutto in Serie A col Perugia e la consacrazione nell’Inter di Mancini e nella Nazionale campione del mondo guidata da Marcello Lippi. Matrix è stato per molti anni uno dei migliori difensori centrali del nostro campionato, pur avendo un gioco ruvido, provocatorio e spesso falloso. Epiche la rissa negli spogliatoi con Cirillo e la celebre testata subita da Zidane nella finale di Berlino del 2006. Gioie e dolori al fantacalcio tra ammonizioni ed espulsioni sopra la media, ma anche tanti gol di testa e dal dischetto.

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Vierchowood

L’epopea di Pietro Vierchowod considerato lo zar del calcio italiano per via delle origini ucraine attraversa tre decenni della nostra Serie A: dagli esordi con la maglia del Como nel 1980-81 all’ultima stagione a Piacenza nel 2000 alla bellezza di 41 anni. Vierchowod è stato uno dei migliori difensori italiani, vincendo i Mondiali del 1982 in Spagna, uno Scudetto con la Roma nel 1982-83 e uno con la Sampdoria nel 1990-91, 4 Coppe Italia e una Coppa delle Coppe con la maglia blucerchiata e la Champions League con la Juventus nel 1996. Ben 562 presenze in Serie A per un difensore che di fatto ha visto nascere il fantacalcio come gioco e fenomeno di massa.

Mancini

L’avventura italiana di Amantino Mancini rischiò di naufragare quasi subito dopo mesi passati in panchina durante il prestito al Venezia in Serie B. Fu Capello a intuirne il potenziale e a lanciarlo titolare nella Roma durante la stagione 2003-04. L’impatto dell’esterno brasiliano fu devastante con 8 reti in 33 gare di Serie A: indimenticabile il gol di tacco nel primo derby contro la Lazio. La stagione migliore di Mancini coincide con l’arrivo sulla panchina della Roma di Luciano Spalletti e il passaggio al 4-2-3-1. Nel nuovo modulo giallorosso Mancini diventa a tutti gli effetti un attaccante esterno finendo il campionato 2005-06 con ben 12 gol in 27 presenze. Chiude l’esperienza italiana con due brevi parentesi all’Inter e al Milan prima di tornare in Brasile.

Doni

Capitano e uomo simbolo dell’Atalanta per 10 stagioni, Cristiano Doni è stato l’idolo di molti fantallenatori tra il 2000 e il 2010. Un centrocampista capace di segnare oltre 70 reti in Serie A giocando largo a sinistra o dietro le due punte. Bravo nei calci piazzati, prezioso assistman e dotato di un grande fiuto del gol, Doni è stato il primo giocatore dell’Atalanta a ricevere la cittadinanza onoraria dal Comune di Bergamo. La migliore stagione in carriera è il campionato 2001-02 con 16 gol in 30 presenze e la convocazione nella Nazionale di Trapattoni per il Mondiale in Corea e Giappone. Nel 2011 è coinvolto nella vicenda calcioscommmesse ma nel 2019 viene assolto da ogni accusa. Oggi gestisce un locale sulla spiaggia di Palma de Maiorca.

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Kakà

Progressione incredibile, dribbling ubriacante (per informazioni chiedere ai difensori del Manchester United) e gol a raffica. Ricardo Izecson Leite dos Santos, conosciuto nel mondo come Kakà, ha trascinato il Milan dal 2003 al 2009, vincendo tutto: campionato, Supercoppa, Champions League, pallone d’oro, Mondiali. Idolo delle folle fantacalcistiche, era in grado di sfornare gol e assist a ripetizione. Listato tra i centrocampisti, rendimento assicurato da attaccante semi top. Un lusso per il fantacalcio. Meno incisivo il suo ritorno in Italia nel 2013 con appena 7 reti, non certo un brutto biglietto da visita per coloro che lo avevano scelto come titolare inamovibile.

Rui Costa

Bandiera della Fiorentina di Cecchi Gori e del Milan di Berlusconi, Rui Costa è stato per almeno un decennio a cavallo tra gli anni 90 e il 2006 uno dei migliori trequartisti della Serie A. Classe cristallina, dribbling e visione di gioco, il numero 10 portoghese ha incantato il pubblico italiano con assist al bacio per attaccanti del calibro di Batistuta, Edmundo, Shevchenko e Pippo Inzaghi. Con la maglia rossonera ha vinto la Champions League nel 2003, uno Scudetto e una Coppa Italia. Ha chiuso la carriera nel Benfica, squadra che lo aveva lanciato nel calcio professionistico.

Totti

Difficile riassumere la carriera di Francesco Totti in poche righe. Er Pupone va effettivamente considerato come uno dei simboli di Roma al pari del Colosseo, della Fontana di Trevi e del Cupolone di San Pietro. Qualcuno lo ha addirittura definito l’ottavo re di Roma per le tante imprese in maglia giallorossa. I numeri di capitan Totti sono pazzeschi: 619 gare con la Roma e ben 250 gol segnati tra il 1993 e il 2017. Insieme a Del Piero è stato probabilmente l’erede calcistico di Roberto Baggio, vincendo uno Scudetto, due Coppa Italia, un Europeo Under 21 e soprattutto i Mondiali in Germania nel 2006. Totti è stato anche capocannoniere nel 2006-07 e giocatore italiano dell’anno nel 2000 e nel 2001. Il suo addio alla Roma e al fantacalcio nel 2017 resta uno dei momenti più drammatici per gli appassionati di calcio di tutta Italia: una sorta di lutto sportivo sintetizzato dal celebre striscione esposto allo stadio Olimpico “Speravo de morì prima”.

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Baggio

Roberto Baggio è ritenuto da molti esperti e da tanti appassionati il miglior giocatore della storia del calcio italiano. Il numero 10 per eccellenza capace di far innamorare anche i tifosi avversari con giocate di classe e colpi di genio degni dei più grandi fuoriclasse. Nel suo palmares personale figurano: il Pallone d’Oro vinto nel 1993, due Scudetti conquistati con Juventus e Milan, una Coppa Italia e una Coppa Uefa vinte con la maglia bianconera. Baggio è nell’immaginario collettivo un campione senza tempo ma anche un personaggio di grande umanità: un attaccante unico nel suo genere, capace di rialzarsi nonostante i tanti infortuni e i momenti bui come il rigore sbagliato nella finale dei Mondiali di Usa ’94 o la morte dell’amico e compagno di squadra Vittorio Mero. I ricordi e le pagine più romantiche della carriera del Divin Codino sono legate a Firenze, Bologna e Brescia. Tanto da far cantare a un nostalgico Cesare Cremonini: “Da quando Baggio non gioca più non è più domenica”.

Di Natale

Antonio Di Natale è stato probabilmente il più grande attaccante di provincia del nostro campionato negli ultimi 30 anni. Ben 209 gol in Serie A con le maglie di Empoli e Udinese e il titolo di capocannoniere conquistato per due stagioni consecutive nel 2009-10 e 2010-11. Reti quasi mai banali grazie a un piede destro educatissimo, una classe innata e una rapidità di movimento da vero campione. Totò Di Natale è stato per almeno un decennio il prototipo dell’attaccante perfetto per il fantacalcio: rigorista, uomo assist e in doppia cifra per 9 stagioni consecutive. Incredibile ma vero: è tra i pochi grandi giocatori a non aver mai vinto trofei in carriera, nè con i club nè con la Nazionale italiana. Nel 2010 rifiutò la Juventus pur di rimanere nella sua Udine: storia di un calcio romantico che non c’è più.

All. Carletto Mazzone

Pensi a Carlo Mazzone e non puoi non ricordare la corsa sfrenata sotto la curva dell’Atalanta per festeggiare il 3-3 del Brescia in un epico derby del 2001. Carletto è stato uno dei più grandi allenatori italiani a cavallo tra gli anni 70 e il 2005. Una lunga carriera con ben 797 panchine in Serie A (record imbattuto) e una Panchina d’oro alla carriera conquistata nel 2002. Sor Carletto ha lasciato un ricordo indelebile nel cuore di molti tifosi, ma nell’immaginario collettivo resta legato soprattutto a quattro piazze: Ascoli, Roma, Brescia e Bologna. La classica parlata romanesca, il carattere schietto e passionale, la profonda umanità e la cultura del lavoro lo hanno reso un’icona del calcio di provincia. Qualità che gli hanno permesso di guadagnarsi la stima di giocatori del calibro di Roberto Baggio, Guardiola, Pirlo, Totti (da lui fatto esordire), Giannini e Signori.

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Pagliuca

Tra i migliori portieri della storia della Nazionale italiana, Gianluca Pagliuca è diventato in quasi 20 anni di carriera una bandiera della Sampdoria, dell’Inter e del Bologna. Dotato di grande istinto e reattività tra i pali, è stato per ben due volte il giocatore con la media voto più alta della Serie A nella stagione 1996-97 e 2004-05. Pochi portieri possono vantare un rendimento costante come quello di Pagliuca dagli anni 90 all’ultima stagione in A con l’Ascoli. Fino al 2020 deteneva il record di rigori parati (24) in Serie A, poi superato dall’attuale numero uno nerazzurro Handanovic.

Ze Maria

Scoperto dal Parma di Callisto Tanzi nel 1996, Ze Maria è stato uno dei migliori terzini brasiliani della Serie A insieme a Cafu, Roberto Carlos, Maicon, Serginho e Maxwell. La sua consacrazione nel nostro campionato si deve al Perugia dei miracoli di Serse Cosmi e Luciano Gaucci. Nelle fila del Grifone diventa un esterno destro a tutta fascia davvero micidiale, realizzando 16 gol in 4 stagioni e centinaia di assist per Bucchi, Vryzas e Bazzani. Chiude la sua esperienza in Serie A nell’Inter di Mancini vincendo uno Scudetto e due Coppe Italia.

Cannavaro

Fabio Cannavaro è l’ultimo giocatore italiano ad aver vinto il Pallone d’Oro. Un successo personale giunto nel 2006 insieme alla conquista della Coppa del Mondo con la Nazionale di Lippi. Cannavaro è considerato uno dei migliori difensori italiani degli ultimi 30 anni insieme a Nesta e Maldini. Un autentico fuoriclasse sin dagli esordi al Napoli. I primi successi arrivano al Parma di Malesani nella stagione 1998-99 con la vittoria della Coppa Uefa e della Coppa Italia. Nella difesa a 3 accanto a Thuram e Sensini e con Buffon tra i pali Cannavaro mostra tutte le sue qualità, diventando un pilastro della Nazionale. Dopo una breve parentesi all’Inter, nel 2004 passa alla Juventus dopo il discusso scambio con Carini. Sotto la guida di Capello arriva la consacrazione definitiva e la chiamata del Real Madrid dopo la retrocessione in B della Juve.

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Cozza

Ciccio Cozza è stato per 9 stagioni il simbolo della Reggina. In maglia amaranto ha totalizzato 159 presenze tra Serie A e Serie B mettendo a segno 29 reti. Classico trequartista di provincia e maglia numero 10, Cozza ha fatto la fortuna di milioni di fantallenatori tra la fine degli anni 90 e il 2005. Specialista dei calci piazzati e prezioso assistman è stato a lungo fra i nomi più gettonati durante le aste: il classico attaccante quotato fra i centrocampisti.

Nakata

Scoperto dal Perugia di Gaucci nel 1998, Hidetoshi Nakata è stato il più grande calciatore giapponese della storia della Serie A. Centrocampista dai piedi buoni, tiro potente e senso del gol, Nakata viene accolto in Italia fra lo scetticismo generale e le solite ironie su Holly e Benji. Ma in un paio di stagioni dimostra di essere un campione vero, vincendo uno Scudetto con la Roma di Capello nel 2001 e una Coppa Italia col Parma nel 2002. Chiude l’esperienza in Serie A tra Bologna e Fiorentina, ritirandosi ad appena 29 anni per girare il mondo zaino in spalla.

Gilardino

Alberto Gilardino è stato una prima punta dal rendimento costante: abile con i piedi, forte nel giocare spalle alla porta e implacabile nel gioco aereo. Gilardino comincia a farsi notare nel 2001 nel Verona di Malesani, ma è nel Parma di Prandelli con Adriano prima e Mutu poi che diventa un attaccante completo ed entra nel giro della Nazionale italiana. Proprio in quegli anni nasce il celebre coro “Gilardino, suonaci il violino” con annessa esultaza dopo ogni rete. Nell’estate del 2005 passa al Milan di Ancelotti. Con i rossoneri vince una Champions League e un Mondiale per club, ma è chiuso da fuoriclasse del calibro di Inzaghi e Shevchenko. Nel 2008 viene ceduto alla Fiorentina dove torna a giocare e segnare con regolarità. In maglia viola totalizzerà 52 gol in 132 partite.

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Ronaldo

Ronaldo il Fenomeno è stato uno degli attaccanti brasiliani più iconici della Serie A e del calcio mondiale. Strappato al Barcellona dall’Inter di Moratti nell’estate del 1997, Ronaldo fu accolto a San Siro da quasi 60 mila tifosi. La storia d’amore con i nerazzurri sarà breve ma intensa: 5 stagioni coronate da 49 gol in 68 presenze, il Pallone d’Oro 1997 e la Coppa Uefa vinta contro la Lazio nel 1998. Ma anche cocenti delusioni come il grave infortunio al ginocchio subito nel 1999 e lo Scudetto sfumato all’Olimpico il 5 maggio 2002. Tra le tante vittorie in carriera impossibile non citare i Mondiali in Corea del Sud e Giappone vinti col Brasile (capocannoniere con 8 reti) e il secondo Pallone d’Oro conquistato con la maglia del Real Madrid nel 2002.