PES, storia del videogioco Konami dalle origini a oggi

16 Marzo 2020 - Enrico Gorgoglione

Ripercorriamo la storia di Pro Evolution Soccer, il videogioco di calcio più amato da un'intera generazione

GIOCA AL NUOVO SUPERSCUDETTO

Ci sono anche lati positivi della quarantena: la possibilità di dedicare del tempo ai nostri ricordi, racchiusi in una foto o in una videocassetta. Oppure in una vecchia console, con la memory card e il disco. Proprio quel disco che ha accompagnato gran parte della nostra infanzia e adolescenza. Pomeriggi sfrenati fra la mitica Master League e le sfide infinte con amici e fratelli. Parliamo ovviamente di Pro Evolution Soccer, meglio conosciuto come PES, rilanciato quest’anno dalla Konami con il nome di eFootball PES 2020, una delle edizioni più riuscite della storia recente. Ma andiamo con ordine e ripercorriamo le tappe di questo meraviglioso gioco, la più alta forma di simulazione calcisticia mai esistita.

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Gli inizi di PES

Konami, importante casa videoludica giapponese, ha avuto approcci con il calcio già negli anni 80. Il magico mondo di Pro Evolution Soccer, però, prende forma soltanto a fine 1994. Quell’anno in Oriente debutta “Jikkyou World Soccer: Perfect Eleven”, arrivato in Europa solo qualche mese dopo con il nome di “Iss Superstar Soccer“, disponibile per Super Nintendo. Nel 1995 è la volta di “Iss Superstar Soccer Deluxe“, disponibile anche per PlayStation, la console della SONY che, pian piano, stava conquistando il mercato videoludico. Un anno dopo ecco “Goal Storm”, nome europeo; in Giappone, invece, inizia l’era di Winning Eleven. A questo punto la Konami e PES si dividono: da una parte KCET, con sede a Tokyo, che prende il suffisso Pro, dall’altra KCEO, con sede a Osaka, che invece prosegue col nome originale.

La svolta con PES 3

Il 2001 e finalmente l’anno di Pro Evolution Soccer, nome utilizzato per l’Europa (in Giappone e America settentrionale si prosegue la saga di “Winning Eleven”). Inizia così la meravigliosa storia di PES, che migliora di anno in anno. Con un Gameplay sempre più realistico e diverso rispetto al rivale FIFA, il videogame amplia ogni anno il proprio pubblico. Fra le novità anche la telecronaca con giornalisti veri (Luca De Capitani e Massimo Tecca i primi) e nuove implementazioni grafiche, nei movimenti dei calciatori e nel controllo della palla. PES 3 è lo spartiacque: Konami abbandona la serie “Jikkyou World Soccer” e affida ad un arbitro, Pierluigi Collina, la copertina del gioco. Una scelta molto particolare e mai vista prima. Inoltre il gioco presenta un nuovo motore grafico e, soprattutto, le licenze di alcuni club importanti. Ma è proprio in quel periodo che iniza il lavoro “extra” degli utenti che, grazie ad uno strepitoso editor interno, riescono a creare dei File Opzioni, la soluzione per risolvere il problema delle licenze che PES si porta dietro da sempre (anche oggi).

Punto massimo e inizio del declino

Se PES 3 è stato un momento chiave per la crescita di questo capitolo, PES 5 e PES 6 si contendono da sempre il titolo di miglior PES di sempre. Protagonista assoluto Adriano, l’ex attaccante brasiliano dell’Inter, sulla copertina di PES 6 e nettamente il giocatore più forte del gioco. Con il suo 99 (valore massimo) in potenza tiro, segnare da centrocampo era pratica comune. Una scelta non casuale visto che Adriano era il giocatore preferito di Shingo Takatsuka, il famoso Seabass, storico produttore della serie e grande tifoso dell’Inter. Nel 2006, però, inizia la fase di declino di PES. Colpa della nuova generazione…

Anni difficili

Quell’anno infatti il mercato accoglie PlayStation 3 e Xbox 360. Le nuove console mettono a dura prova i produttori di Konami, mentre quelli di FIFA trovano terreno fertile. A proposito: dopo PES 6 si passa a PES 2008, pubblicato nel 2007. I giapponesi decisero di cambiare nomenclatura per stare al passo di Eletronic Arts (che utilizzava le utime due cifre dell’anno di riferimento). In PES 2009 arriva la licenza della Champions League, mentre in PES 2010 quella dell’Europa League. Dall’altra parte però FIFA cresceva sempre più, nel gameplay e nelle modalità (in particolare Ultimate Team, oggi la più amata dai giovani videogiocatori). Passi indietro invece in Pro Evolution Soccer sotto tutti i punti di vista. Le versioni 2011, 2012, 2013 e 2014 non hanno avuto alcun impatto positivo, nonostante il passaggio al Fox Engine, il nuovo motore grafico. Che ha iniziato a dare frutti su PlayStation 4 e Xbox One.

Il ritorno del Re?

PES 2015 segna una ripresa del gioco anche grazie all’introduzione di MyClub, una modalità simile a Ultimate Team di FIFA (una versione rivista della Master League Online, introdotta senza grande successo nel 2013). I capitoli successivi però non hanno seguito la stessa linea positiva. Soltanto PES 2018 ha ottenuto diversi feeback positivi per quanto riguarda il gameplay, ma FIFA è ancora avanti. Con PES 2019 è arrivata anche la perdita dei diritti di Champions League ed Europa League, passate entrambi alla rivale. Sembrava la fine, ma in realtà il gioco, in termini di giocabilità, ha evidenziato dei buoni passi avanti, confermati poi nell’ultimo eFootball PES 2020. Che ha (ri)conquistato buona fetta di pubblico anche grazie allo “scippo” dei diritti della Juventus, la squadra più importante d’Italia (Piemonte Calcio su FIFA). Alcuni hanno definito questa edizione come “Il ritorno del Re”. E in effetti quest’anno si è verificato un aumento dei profitti di tutta la Konami. Il Re è davvero tornato?

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